Ho avuto la fortuna e la gioia di vivere e celebrare due anniversari importanti durante la mia permanenza nella Parrocchia del Sacro Cuore; il 25° della benedizione del Tempio nel 1982 e il 50° di erezione a Parrocchia nel 1990.
In occasione del 50°, nell’opuscolo “Confido in Te - 1940 - 1990 - 50 anni di cammino comunitario”, scrivevo “Stiamo realizzando il nuovo presbiterio per rendere il Tempio più accogliente e funzionale. Ma pensare che in questo Giubileo la novità si esaurisca nel fare “nuovo” il Tempio di pietra, sarebbe assai poco significativo. Potrebbe rimanere un’opera meritoria di carattere artistico che altri avrebbero potuto fare.
Ciò che veramente conta è la realizzazione di una comunità, di un popolo vivo, in cammino verso Dio, che cerca la dignità dell’uomo, che pratica la legge dell’amore, che accoglie la luce della verità”.
Queste parole avevano un senso ed erano dettate dal fatto che al mio ingresso al
Sacro Cuore avevo trovato una comunità divisa, lacerata, anche da conflitti che trascendevano la vita parrocchiale. Al desiderio di fare ritorno in Africa, di andare lontano, di non affrontare una realtà verso la quale mi sentivo estraneo, è subentrata la volontà di prendere per mano la comunità così com’era per portarla, con un cammino di pazienza, di rinuncia, ad una vita di collaborazione, di accoglienza, di servizio.
Con Don Danilo Isati, mio compagno di viaggio per sette anni, ci siamo fatti un programma molto semplice, essenziale: volersi bene e collaborare fraternamente
tra sacerdoti; iniziare a lavorare con i più piccoli. E’ stata la carta vincente della nostra pastorale.
La comunità ha cominciato a crescere. I laici sono stati invitati a un impegno per la comunità, non per il parroco.
Dopo tanto battere su questo tasto abbiamo potuto gustare i frutti di una coesione tra sacerdote e laici che ha portato alla realizzazione del primo Consiglio Pastorale e primo Consiglio per gli affari economici, alla formazione di nuovi gruppi e al ritorno di molte persone che per vari motivi avevano abbandonato la parrocchia.
La soddisfazione più grande è stata quella di constatare che le persone, un po’ alla volta, hanno capito che quella del Sacro Cuore era la loro comunità e non la comunità del Parroco; che l’impegno e il servizio andavano a loro vantaggio e, se volevano, tutti potevano essere protagonisti di un cammino e di una crescita. Al momento di lasciare la Parrocchia ne ho avuto la conferma da queste due testimonianze: “Non ho condiviso alcune iniziative per la comunità, ma non mi sono opposto alla loro attuazione”.
“Non è sempre stato facile il mio rapporto con te; spesso mi sono trovato a pensarla diversamente, ma queste diversità non mi hanno mai disturbato o turbato perché hai saputo muoverti con convinzioni profonde e con grande rispetto per le persone”. Siamo soliti, in momenti particolari, avere parole e frasi di circostanza e di convenienza.
Ma se dico che la comunità del Sacro Cuore l’ho sempre portata nel cuore, avuta presente nei pensieri, ricordata nella preghiera, dico semplicemente la verità. A questa comunità auguro di continuare a crescere, sorretta dalla presenza dei sacerdoti e illuminata dalla Parola del Signore.
Don Giuseppe Bragagnolo
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- Pubblicato: 01 Novembre 2014
- Creato: 01 Novembre 2014
- Ultima modifica: 02 Novembre 2014














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