Don Giuseppe Bragagnolo nasce a Santa Eufemia di Borgoricco il 07/10/1933 e ora collabora presso una Missione Cattolica in Africa. Ordinato Sacerdote il 10 luglio del 1960 viene assegnato alla Parrocchia di San Benedetto in Padova e vi rimane fino al 1963 svolgendo le mansioni di Cooperatore. Nel 1964 si reca in Africa come Missionario nella Diocesi Nyahururu in Kenya, e vi rimarrà fino al 1979. Nell’ottobre dello stesso anno è incaricato dal Vescovo a dirigere la Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Padova. Il 14 ottobre del 1979, con una semplice cerimonia, fa il suo ingresso nella comunità, dove realizza il nuovo presbiterio post-conciliare. Nell’autunno del 1995, con molto rimpianto di tutti, lascia il Sacro Cuore per svolgere un nuovo incarico presso la Parrocchia di Santa Maria Assunta a Saccolongo in provincia di Padova. Alla fine del suo mandato, Don Giuseppe, fa ritorno all’amata Africa, nella Missione da lui fondata molti anni prima e ora collabora con il Vescovo padovano Pajaro.

Si era in seguito ritirato come penitenziere nella parrocchia di origine fino a quanto si rese necessaria l’accoglienza a Sarmeola.

Don Giuseppe si è spento il 14 novembre 2024 all’Opera della Provvidenza s. Antonio, dove si trovava da alcuni anni.

« Io vi darò riposo»

Mt, 11,28

Inizialmente cooperatore a San Benedetto in Padova, nell’estate 1963 era stato poi inviato come fidei donum in Kenya. Erano gli inizi della presenza padovana in Kenya, nel distretto del Nyandarwa: dalla diocesi di Nyeri sarebbe poi nata la diocesi di Nyahururu, con l’articolazione delle comunità e dei servizi. Chiamato a Nyahururu con don Luigi Paiaro (poi primo Vescovo della diocesi) per servire un’estesissima parrocchia affidata in precedenza ai Missionari della Consolata, si impegnò in un apostolato reso faticoso dalle distanze geografiche, dalle strade inesistenti e dalla povertà estrema. I cristiani erano vivaci nella fede, così come forte ed esemplare era la comunità di preti e suore Dimesse che lavoravano assieme.

Oltre ad aver formato un drappello fedelissimo di scouts, aveva una attenzione particolare alla fascia più vulnerabile della popolazione: quella delle tribù nomadi dei Turkana, Samburu e Kalenjin, nella zona del Laikipia West. Per loro si era sforzato di imparare il swahili, dopo aver bene appreso la lingua kikuyu del Nyandarwa. Coltivava il sogno di servirli e promuoverli con un dispensario ed una scuola, nella nuova parrocchia di Rumuruti.

Successivamente don Giuseppe ricevette l’incarico di parroco al Sacro Cuore in Padova (1979-1995) dove arrivò senza valigie, con poche cose personali, ildesiderio di incontrare e di farsi incontrare. In effetti strinse molti legami, prodigandosi nell’accompagnamento personale (confessione e direzione spirituale).  “Andavamo ben volentieri a confessarci da don Giuseppe il nostro parroco perché in ogni caso ci sentivamo accolti, custoditi e incoraggiati”.

Nella sua permanenza a Sacro Cuore ha sostenuto il gruppo famiglie e gruppo mamme; rilanciato campi scuola come occasione di vita comunitaria e approfondimento della vita cristiana. Rilanciò i campi estivi come occasione di crescita e tenne viva la missionarietà della Chiesa anche attraverso dei viaggi di conoscenza. Molti sono stati i suoi viaggi missionari con i parrocchiani e quanti vi hanno partecipato sono tornati come testimoni di una verità prima solo conosciuta e ora gustata. Ancora oggi ci sono famiglie che si prodigano per aiutare i sacerdoti in missione con particolari modalità quali l’adozione a distanza. Don Giuseppe lo riconosciamo come “un pastore buono, attento al gregge del Signore, con capacità di far camminare i fratelli alla luce della Parola di Dio”.

Dal 1995 e fino al 2008 fu parroco di Saccolongo. Don Giuseppe ebbe modo di provvedere alle opere parrocchiali, come la realizzazione del nuovo Centro parrocchiale, la sistemazione del vecchio Centro e il sagrato, con una attenzione grande alla pastorale ordinaria e al ruolo attivo dei laici, tanto da guadagnarsi una viva gratitudine e l’affetto di tanti. Alla fine del suo mandato fece ritorno nell’amata terra d’Africa, ospite per cinque anni del Centro di spiritualità di Tabor Hill: tornato con discrezione, vi rimase come missionario anziano, amico rispettoso, memoria storica delle missioni padovane, ben accolto e apprezzato dalla gente che lo cercava volentieri.

Rientrato in Italia, si fermò nel paese d’origine come penitenziere. A Sant’Eufemia viene ricordato per l'energia che metteva in ogni cosa e il suo ottimismo, per essere uomo solido e ben piantato per terra, per le sue relazioni con le diverse generazioni di età, per essere stato persona coraggiosa e trainante, capace di grandi motivazioni e spirito di iniziativa, con l’unico intento di fare il bene, permettendo a tutti di dare il meglio di sé.

Uomo forte, determinato e intelligente, avventuroso e curioso, dalle parole misurate ma azzeccate, don Giuseppe sapeva regalare sorrisi, sincerità spontanea e serenità. Aveva il dono di portare serenità e di smussare qualche inevitabile tensione con battute pronte e indovinate. Di animo sereno e gioioso, allo stesso tempo era molto serio nell’impegno pastorale a tutto campo. Continuò a custodire nel cuore la passione per l’Africa, per i preti padovani e per quanti aveva conosciuto, senza trascurare parenti e amici, che con piacere invitava e incontrava.

Borgoricco Sant’Eufemia (PD), 07.03.1933 - Sarmeola di Rubano (PD), 14.11.2024

Don Giuseppe si è spento il 14 novembre scorso all’Opera della Provvidenza S. Antonio, dove si trovava da alcuni anni.

Era nato a Borgoricco Sant’Eufemia il 7 ottobre 1933 da Stanislao e Teresa Caccin ed era stato ordinato presbitero il 10 luglio 1960.

Inizialmente cooperatore a San Benedetto in Padova, nell’estate 1963 era stato inviato come fidei donum in Kenya. Erano gli inizi della presenza padovana nel distretto del Nyandarwa: dalla diocesi di Nyeri sarebbe poi nata la diocesi di Nyahururu, con l’articolazione delle comunità e dei servizi. Chiamato a Nyahururu con don Luigi Paiaro (poi primo Vescovo della diocesi) per servire un’estesissima parrocchia affidata in precedenza ai Missionari della Consolata, si impegnò in un apostolato reso faticoso dalle distanze geografiche, dalle strade inesistenti e dalla povertà estrema. I cristiani erano vivaci nella fede, così come forte ed esemplare era la comunità di preti e suore Dimesse che lavoravano assieme. Oltre ad aver formato un drappello fedelissimo di scouts, col quale usciva in campi di formazione, aveva una attenzione particolare alla fascia più vulnerabile della popolazione: quella delle tribù nomadi dei Turkana, Samburu e Kalenjin, nella zona del Laikipia West. Per loro si era sforzato di imparare il swahili, dopo aver bene appreso la lingua kikuyu del Nyandarwa. Coltivava il sogno di servirli e promuoverli con un dispensario ed una scuola, nella nuova parrocchia di Rumuruti: il suo sogno si sarebbe poi avverato grazie ai Padri della Consolata, una volta rientrato in Italia.

Successivamente don Giuseppe ricevette l’incarico di parroco al Sacro Cuore in Padova (1979-1995), dove arrivò senza valigie, con poche cose personali, il desiderio di incontrare e di farsi incontrare. In effetti strinse molti legami, prodigandosi nell’accompagnamento personale (confessione e direzione spirituale). Sostenne le famiglie e le mamme, rilanciò i campi estivi come occasione di crescita e tenne viva la missionarietà della Chiesa anche attraverso dei viaggi di conoscenza.

Dal 1995 e fino al 2008 fu parroco di Saccolongo. Don Giuseppe in paese ebbe modo di provvedere alle opere parrocchiali, come la realizzazione del nuovo Centro parrocchiale, la sistemazione del vecchio Centro e il sagrato, con una attenzione grande alla pastorale ordinaria e al ruolo attivo dei laici, tanto da guadagnarsi una viva gratitudine e l’affetto di tanti.

Alla fine del suo mandato a Saccolongo, don Giuseppe fece ritorno nell’amata terra d’Africa, ospite per cinque anni del Centro di spiritualità di Tabor Hill: tornato con discrezione, vi rimase come missionario anziano, amico rispettoso, memoria storica delle missioni padovane, ben accolto e apprezzato dalla gente che lo cercava volentieri. Trovò una sua dimensione di presenza, pur nel variare della situazione generale rispetto al passato. Esercitò ancora l’umile attenzione e il dialogo costante per avere il giusto approccio alle situazioni. Si spese nell’assistenza liturgica domenicale presso le vicine parrocchie e sostenne molto le suore Dimesse in progetti coraggiosi (come la Scuola primaria John Paul the Second), senza trascurare la presenza presso il Saint Martin CSA e la collaborazione con i preti locali, a favore dell’educazione e promozione umana. Per un breve, ma importante, periodo fu anche a Mochongoi, vicino alla Rift Valley e in tempo di tensioni etniche, prima che altri preti padovani prendessero stabilmente la cura pastorale della località.

Rientrato in Italia, si fermò nel paese d’origine come penitenziere. A Sant’Eufemia viene ricordato per l'energia che metteva in ogni cosa e il suo ottimismo, per essere uomo solido e ben piantato per terra, per le sue relazioni con le diverse generazioni di età, per essere stato persona coraggiosa e trainante, capace di grandi motivazioni e spirito di iniziativa. Nel paese di origine don Giuseppe rimase fino a quanto si rese necessaria l’accoglienza a Sarmeola.

Uomo forte, determinato e intelligente, avventuroso e curioso, dalle parole misurate ma azzeccate, don Giuseppe sapeva regalare sorrisi, sincerità spontanea e serenità. Aveva il dono di portare serenità e di smussare qualche inevitabile tensione con battute pronte e indovinate. Di animo sereno e gioioso, allo stesso tempo era molto serio nell’impegno pastorale a tutto campo, sostenuto dall’unico intento di fare il bene e di cavar fuori da tutti il meglio di sé. Continuò a custodire nel cuore la passione per l’Africa, per i preti padovani e per quanti aveva conosciuto, senza trascurare parenti e amici, che con piacere invitava e incontrava.

In occasione del suo ultimo compleanno, il 7 ottobre scorso, don Giuseppe aveva confidato a don Vittorio Grigoletto (ancora presente in Kenya) che sperava di festeggiare il prossimo compleanno assieme al Signore e a tanti amici che lo stavano aspettando: il Signore lo ha ascoltato, permettendogli di riposare serenamente assieme a don Domenico Zordan, don Edoardo Strazzer, don Franco Tescari, don Giovanni Dalla Longa, don Fabrizio Bortolami, tante religiose Dimesse e Piccole Figlie di S. Giuseppe, che con lui hanno condiviso giorni di vita e di apostolato in Kenya.

Le esequie di don Giuseppe saranno celebrate lunedì 18 novembre a Borgoricco S. Eufemia, alle ore 10. La salma riposerà poi nel cimitero locale.

Numeri utili

Canonica: 049 600402

Parroco don Daniele Marangon: 3487444019

Diacono permanente Luigi Marega: 3281570221

e-mail: parrocchiasacrocuorepadova@gmail.com

Scuola dell’infanzia e nido integrato S. Annibale M. di F.: 049 600546

 

Il parroco riceve

Lunedì Sabato: dalle 9,00 alle 11,30 e Venerdì: dalle 16,30 alle 18,00

Mercoledì a Pontevigodarzere: dalle 9,00 alle 11,30

 

Confessioni in ChiesaGiovedì dalle 16,00 alle 21,00

Orario Ss Messe al Tempio e momenti di preghiera